• Salvare l'Europa

     
     
    17 gennaio 2019
     
     
     
    E ora? Cosa succede ora, dopo che, come ampiamente annunciato nelle scorse settimane, una maggioranza schiacciante del Parlamento inglese ha bocciato la proposta di accordo per la Brexit? Il voto di fiducia ottenuto ieri non mitiga la sconfitta politica di Theresa May che resta profondissima. La Gran Bretagna si trova a dover affrontare una crisi che nessuno dei sostenitori della Brexit aveva previsto e soprattutto che nessun leader ha avuto il coraggio di raccontare agli elettori britannici al momento del referendum. 
    La ricerca di un accordo con la UE è stata lunga e faticosa e ora il baratro del "no deal" è ad un millimetro.  Le strade che si aprono per evitarlo sono tutte incerte ed impervie. Mentre appare possibile un rinvio della data di avvio della transizione verso l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione, sembra assai più improbabile che l'Unione Europea possa accettare di rimettere in discussione dei punti sostanziali dell'accordo respinto dal Parlamento. D'altra parte i tempi sono strettissimi per ipotizzare, prima delle elezioni europee di maggio, un nuovo negoziato con l'Unione o un nuovo referendum o elezioni anticipate in Gran Bretagna capaci di sciogliere questa intricata matassa. La questione non riguarda solo i britannici, ovviamente. Tutti noi, tutti i cittadini europei rischiano di pagare un prezzo per questa drammatica incertezza. Preoccupa che il governo italiano, i suoi principali esponenti almeno, guardino a questa vicenda con disinteresse e distacco, senza porsi neppure il problema di come reagire nella malaugurata ipotesi - non più così irrealistica - che si arrivi davvero al "no deal", ad un'uscita della Gran Bretagna dall'Unione senza alcun accordo e dunque senza nessuna garanzia, per esempio, per i tanti cittadini italiani che si trovano per lavoro o per studio in quel paese. I nazionalisti e i "sovranisti" nostrani pensano forse di avere qualcosa da festeggiare di fronte a questo scenario? Non c'è nulla su cui riflettere alla luce del disastro che il referendum sulla Brexit ha causato agli inglesi? Nessuna delle promesse che i sostenitori della Brexit avevano fatto ai cittadini nella campagna per il referendum si è realizzata mentre il prezzo che l'economia e la società britanniche hanno già pagato è evidente e salato.

    Purtroppo più si avvicinano le elezioni europee e più Lega e M5S stanno accentuando i toni di pura propaganda. Hanno strumentalizzato in modo inverecondo la cattura e l'estradizione di Cesare Battisti (un fatto che avrebbe dovuto essere salutato da tutti come positivo e senza colore politico), stanno sfuggendo i temi veri del rallentamento della crescita e dell'occupazione, attaccano Draghi e la Bce che in questi anni hanno messo l'Europa e l'Italia al riparo dalle conseguenze più catastrofiche che la crisi avrebbe potuto comportare sul piano finanziario, economico e sociale.
    Salvini pensa di fare delle elezioni europee il banco di prova per l'alleanza delle destre nazionaliste e per spostare in quella direzione lo stesso PPE. Il M5S teme di perdere consensi e sta affannosamente tentando di trovare alleanze senza avere un programma e un'idea per il futuro dell'Europa.
    Noi abbiamo la responsabilità in Italia di dare forza e visibilità a tutti coloro che nel campo democratico e progressista vogliono salvare l'Europa. Il titolo che Nicola Zingaretti ha scelto per la sua mozione "prima le persone"  vale anche per la costruzione europea: prima la giustizia sociale, prima la lotta alle diseguaglianze, prima l'inclusione, prima il futuro dei giovani, prima il valore del lavoro e del welfare, prima la scuola, la cultura, la conoscenza, in una parola prima lo sviluppo  sostenibile.  Dunque per salvare l'Europa dobbiamo saperla cambiare, saper fare delle politiche più incisive per proteggere dalle paure della globalizzazione e per governare i tumultuosi mutamenti impressi al lavoro e alla produzione dal progresso tecnologico. Ma per cambiare l'Europa dobbiamo anche saperla difendere da chi la vuole soltanto distruggere, dividere, indebolire. E dobbiamo saperla raccontare,nei suoi limiti ma anche nelle sue straordinarie realizzazioni e opportunità. Qualche mese fa è partita un’iniziativa che vede insieme i principali centri studi di politica internazionale attivi in Italia e alcuni giovani conoscitori e innamorati dell'Europa. Si chiama Europea, ha un sito europeainfo.eu, una pagina Fb, un account Twitter @EuropeaEu. Lo scopo di questo progetto è informare correttamente sull'Unione Europea, animare un dibattito pubblico consapevole, dare strumenti per contrastare gli slogan - per lo più falsi - degli euroscettici e dei sovranisti. Non so se sarà sufficiente a smontare la montagna di luoghi comuni e disinformazione fatta circolare ad arte dai "nemici" dell'Europa. Ma certo per coloro che, come me e come tanti nel Pd, pensano che l'Europa sia il progetto democratico e di pace più ambizioso e importante che le culture politiche popolari del Novecento ci hanno consegnato si tratta di una piccola ma luminosa bussola da non perdere di vista. Nei giorni scorsi Zingaretti ha lanciato l’idea di una lista aperta a tutti coloro che nel campo democratico e progressista credono nell’Europa, la vogliono salvare e hanno idee nuove per cambiarla. Altri, dentro e fuori il Pd, stanno lavorando nella stessa direzione. Penso a Carlo Calenda che su questo si sta impegnando da mesi. Il Pd è nato per unire, e oggi questa vocazione deve rinnovarsi a partire dalla competizione europea, per battere le spinte alla disgregazione e al nazionalismo che mettono in pericolo il ruolo dell'Italia e il futuro dell'Europa.