• PD, SERVE UNITA' NON NUOVE LACERAZIONI

     

     

     

     

     

    "Cara Marina, 

    continuando a portarti il mio piccolo modesto supporto, sono decisamente spiazzato dalle difficoltà interne del PD e spero le possiate superare presto e bene. Sarebbe il momento di essere orgogliosi e piuttosto trainare la ripresa nazionale. Tra pochi mesi usciremo da questa fase terribile della pandemia con i vaccini. Allora, le persone avranno maturato una consapevolezza come non mai negli ultimi 30 anni su 1) sanità pubblica 2) scuola pubblica 3) Europa 4) intervento sapiente della “mano pubblica” a stimolare crescita e creazione di lavoro 5) progressività e fedeltà fiscale. Tutti punti dell’agenda del PD, recepiti e portati avanti dal Presidente del Consiglio. Inoltre, il PD è ora punto di riferimento “naturale” delle istituzioni EU e nelle relazioni transatlantiche. 

    Il tutto offre un’occasione decisamente storica che dovrebbe avere il PD come protagonista, con anche rivitalizzazione di circoli e territori per riaccendere un grande sentimento di partecipazione collettiva alla ripresa! Invece 4 capponi di Renzo (ops...), che hanno portato a suo tempo il PD al minimo storico e alla perdita del comune di Roma, si mettono piuttosto a forare lo scafo... incomprensibile. Dai che ce la farete!”

     

     

    È uno dei tanti messaggi che ho ricevuto (come tutti i dirigenti del Pd) in queste ore di preoccupazione e allarme per il futuro del nostro partito e per le ripercussioni che questa situazione può provocare sul governo in un momento tanto difficile della vita del nostro Paese. Chi scrive è un nostro giovane elettore, colto e preparato, una carriera professionale che lo ha portato in altri periodi all’estero.

     

    Ho scelto di iniziare la mia newsletter con queste parole perché mi sono sembrate illuminanti, lucidamente positive. Ci dicono perché non possiamo rinunciare ad esserci da protagonisti nella battaglia contro la pandemia e la crisi economica e sociale. Ci dicono degli spazi enormi che si sono aperti in questo drammatico tornante della vita del mondo per i contenuti e le idee di una moderna forza riformatrice e progressista, per la concreta transizione verso un modello di sviluppo più giusto e sostenibile sul piano ambientale e sociale. Ci indicano la strada che potremmo e dovremmo percorrere con un Pd in piedi, più sicuro di sé e più unito.

     

    Dobbiamo dare atto alla segreteria di Nicola Zingaretti di aver lavorato molto in questi due anni per far rialzare il Pd da una situazione di crisi e per toglierlo dalla marginalità politica in cui il voto del 2018 ci aveva precipitati. Non possiamo permetterci che tutto questo lavoro vada perduto e distrutto.

     

    E qui vedo davvero la responsabilità di una parte minoritaria del partito che invece ha giocato ambiguamente in questi mesi sul tema del congresso. In un partito infatti si discute sempre, ed è bene sia così, ma trovare la sintesi unitaria è una responsabilità di tutti soprattutto quando non sembrano esserci divergenze sostanziali sulle idee e sulla linea politica.

     

    Le dimissioni di Nicola Zingaretti originano dalla fatica e dalla difficoltà di tenere insieme pluralismo delle idee e unità vera del partito. L’ipotesi di un congresso tematico straordinario sulla linea politica e non sulla leadership, prevista dallo Statuto, poteva essere una strada da scegliere tutti insieme. Ovviamente le dimissioni del Segretario ora cambiano radicalmente il quadro.

     

    In queste ore, mentre scrivo, in tanti - e io tra questi - si sono rivolti al Segretario chiedendogli di ripensarci e di accettare che l’Assemblea Nazionale possa riconfermarlo alla guida del Pd. Le dichiarazioni di Nicola fin qui non sembrano andare nella direzione da noi auspicata.

     

    Sempre in queste ore, gli organismi dirigenti stanno facendo il possibile per gestire in modo ordinato una situazione drammatica, inaspettata e perciò fonte di grande disorientamento tra i nostri iscritti ed elettori. Lo Statuto prevede che in caso di dimissioni del Segretario l’Assemblea Nazionale debba scegliere tra due opzioni: l’elezione di un segretario reggente o la convocazione del congresso. Ci siamo passati già troppe volte, in altre fasi della vita del Pd. Oggi una nuova lacerazione non sarebbe compresa dai nostri elettori e anche da coloro che, pur non votandoci, ci considerano un punto di stabilità e di responsabilità positivo per il Paese. Ecco, vorrei che nelle prossime ore tutti e tutte pensassimo ai problemi reali degli italiani e alle persone come il mio giovane amico che si aspettano da noi la forza, il coraggio e l’unità necessari per ripartire.

     

     

    5 marzo 2021