• Caro Pd,
    senza le donne non puoi vincere!

     

     

    1 dicembre 2018

     

    Grazie all’Associazione Towanda si è svolta oggi a Roma una giornata di discussione e confronto tra donne, iscritte e non al nostro partito. Dalla protesta dello scorso anno, nata in particolare dopo la sconfitta del 4 marzo e per reagire allo scacco delle pluricandidature femminili nelle liste del Pd, quest’anno siamo passate ad una riflessione più centrata sulle proposte. Occupazione femminile, condivisione del lavoro di cura, lotta alla povertà, democrazia paritaria, sanità di genere, difesa della legge 194, contrasto alla violenza di genere… E poi il ruolo delle donne nella politica, nelle istituzioni e nei partiti. Mi soffermerò su questo punto perché balza agli occhi che nella XVIII legislatura ai vertici politici o istituzionali per il Pd si trovano, con l’eccezione della Vice Presidente del Senato, quasi esclusivamente figure  maschili (presidente dell’Assemblea Nazionale, Capigruppo Camera e Senato, Vice Presidente Camera, Presidente Copasir, Presidente della Giunta per l’elezione alla Camera e così via) e perché siamo agli inizi di un percorso congressuale in cui i principali candidati che si confronteranno saranno tutti uomini.    

     

    Non ci sono state le condizioni per una candidatura femminile, non perché manchino nel Pd figure femminili autorevoli quanto piuttosto perché è mancato un percorso collettivo condiviso che consentisse di riconoscere ad una di loro una forza e una capacità di rappresentanza generale. Teniamolo a mente questo punto perché il tema dell’autonomia femminile dentro un partito plurale – a cui non voglio rinunciare – rimanda a come noi donne riconosciamo e gestiamo il pluralismo anche tra di noi. Avendo presente come in questi anni aver fatto crescere la categoria della “fedeltà” al capo ha prodotto una distorsione insopportabile nella selezione della classe dirigente, maschile e femminile. Se vogliamo recuperare il valore dell’autonomia femminile nella politica dobbiamo dunque batterci per un cambiamento.

     

    Per questo credo che insieme, dirigenti, iscritte, elettrici del Pd, quale che sia il candidato che sceglieremo, si possa lavorare per coinvolgere quante più donne è possibile e costruire nel percorso congressuale un protagonismo diffuso. Innanzi tutto scegliendo di portare il congresso fuori dalle sedi ristrette del Pd, incontrando le donne che hanno promosso le manifestazioni di Roma e Torino, coinvolgendo le associazioni femminili mobilitate contro la violenza e contro il ddl Pillon e più in generale i soggetti organizzati che operano nel sociale nelle nostre realtà.

     

    Ci sono poi alcuni punti politici che credo possiamo condividere.

    Due sono già chiari: l’impegno a ricostituire la Conferenza nazionale delle donne subito dopo l’elezione del nuovo segretario, su cui abbiamo approvato un ordine del giorno unitario nell’ultima Assemblea Nazionale; l’impegno per la democrazia paritaria e a non ripetere l’uso delle pluricandidature femminili.

     

    Ne propongo altri due. Il primo: dobbiamo rivendicare i ruoli cruciali nella vita interna del Pd che mai sono stati ricoperti da donne. Mi riferisco in particolare alla responsabilità dell’Organizzazione e a quella degli Enti Locali. Sono due spazi da cui si esercita il potere nel partito (in qualsiasi partito) e che credo in questa fase – in cui è necessario ricostruire una dimensione di comunità politica che si è lacerata – una donna saprebbe occupare meglio di uomo. Se vogliamo far crescere leadership femminili dobbiamo fare i conti con il potere interno al partito, non sfuggirlo.

    Il secondo terreno che vedo riguarda la riscrittura dello Statuto. Sono tra quanti si augurano che i retroscena su altre possibili scissioni nel Pd siano smentiti dai fatti. Anzi, penso che il Pd debba cambiare proprio per diventare il perno di un campo progressista e democratico più ampio, più attraente ed accogliente per le donne. Un partito davvero aperto – nella crisi della democrazia che stiamo attraversando – non può fare a meno di forti e nuovi strumenti di partecipazione. Proprio per questo credo abbiamo bisogno di riscrivere lo Statuto, ripensando le primarie, indispensabili per coinvolgere in modo aperto i cittadini ma da gestire diversamente alla luce delle degenerazioni che abbiamo sperimentato in questi anni, e impostando una riflessione nuova sul tema della leadership. Dalle donne può venire – io penso debba venire – un’idea della leadership diversa da quella maschile, più inclusiva, più coinvolgente, che valorizzi di più la partecipazione.  In conclusione, se dovessi trovare un messaggio unificante, al termine di una bella giornata di ascolto e incontro, direi “Caro Pd, senza le donne non puoi vincere!