• Gli inattivi tornano a cercare lavoro

    Dopo il rialzo di marzo, anche ad aprile è continuata la crescita dell'occupazione con 51mila posti in più, ma torna a crescere anche la disoccupazione che si attesta all'11,7. Perché questo paradosso? Ecco l'articolo di Walter Passerini su La Stampa.

    di Walter Passerini

    1 giugno 2016---"Un mercato del lavoro segnato dal paradosso, in perfetto equilibrio tra un' opinione e un fatto e il suo contrario. Resta così in bilico l' esame dei dati Istat sull' occupazione e sul Jobs Act, ma la stessa sorte tocca ai voucher, che il rinvio al prossimo Consiglio dei ministri correggerà, ma non risolverà. E' il paradosso dell' altalena. Si colpiranno quei buoni lavoro che, usciti da ogni controllo, sono stati distrutti da inaccettabili abusi: nel 2015 sono stati venduti 115 milioni di voucher, nel 2010 erano meno di 10 milioni. Qui il paradosso diventa teorema. I voucher sono scappati di mano non all' origine (2008) ma dal 2012 con la legge 92, che ne ha allargato l' uso a tutti i settori, privati e pubblici. Così siamo arrivati a superare i 300 milioni di buoni, per un controvalore di oltre 3 miliardi e più di 1,7 milioni di lavoratori coinvolti; un canale alternativo e pericoloso, infiltrato non solo da usi distorti ma ridotto a foglia di fico da mafie e camorre. Lo si coglie dalla differenza tra voucher acquistati e voucher riscossi, che si discosta almeno di un terzo (il 63,8% nel 2015), un giochetto che usa lo strumento in zona Cesarini, poche ore prima che gli ispettori del lavoro scoprano il trucco. Ora il paradosso: con il probabile ripristino di controlli rigidi e tracciabilità immediata, i voucher, nati per stroncare il lavoro nero ed estesi a tutti, rischiano di bloccarsi, rialimentando nuove sacche di lavoro nero e irregolare. La soluzione sarà forse la riduzione dell' erga omnes e il ritorno alla selettività di settori e percettori. Il secondo paradosso si annida nei dati Istat sull' occupazione, dove si scopre che ad aprile su marzo sono aumentati sia gli occupati (51 mila in più) sia i disoccupati (50 mila in più). Come è possibile? La risposta è nel calo degli inattivi (coloro che non lavorano e non cercano lavoro), ridottisi in un mese di 113 mila unità. Significa che è in aumento l' offerta di lavoro da parte di persone scoraggiate, che avvertono una maggiore fiducia nella possibilità di trovare un' occupazione a cui avevano rinunciato. Il fenomeno è ancor più evidente nell' arco di un anno: da aprile 2015 ad aprile 2016 il bacino degli inattivi si è svuotato di 292 mila persone, quasi lo stesso numero di posti di lavoro permanenti creati nello stesso periodo di tempo (279 mila). Se la speranza è l' ultima a morire, non lo è per le donne senza lavoro, che da marzo ad aprile hanno visto crescere il loro esercito di altre 56 mila disoccupate, e non lo è neanche per i giovani: qui il paradosso è duplice, perché da marzo ad aprile sale il tasso di disoccupazione tra 15 e 24 anni (che torna al 36,9%), ma negli ultimi tre mesi sale il tasso di occupazione (+ 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti) e scende quello di disoccupazione (-1,3%). A complicare l' apparente rebus si può dire che in un mese i giovani perdono, soprattutto tra 25 e 34 anni (-0,3%), mentre gli over 50 vincono, registrando un +0,7% di tasso di occupazione. Dovrebbe essere il contrario, ma sappiamo che tutto dipende dall' ultima riforma previdenziale, che trattiene le persone più anziane sui luoghi di lavoro e di fatto ne tiene fuori i giovani. L' ultimo paradosso sta in un' altra contemporaneità: l' accordo positivo per Almaviva, che salva 3 mila posti di lavoro nei call center con nuovi ammortizzatori per i prossimi 18 mesi, in cui si cercheranno commesse o ricollocazioni; oscurato dai ritardi dell' Anpal, l' agenzia per le nuove politiche attive del lavoro, che deve proprio coordinare ammortizzatori e ricollocazioni, alla quale vengono assegnati nuovi poteri sulla carta, ma che è ancora lontana dal decollo e dall' operatività.

vedi anche....