• POMBENI: L'interesse nazionale e i conti con la realtà

    Da Il Sole 24 Ore l'editoriale di Paolo Pombeni.

    11 ottobre 2016 - Interesse nazionale: ecco una parola che rischia di essere desueta dopo essere stata un pilastro nel campo delle relazioni sociali e politiche. Certo è stata spesso usata male, finendo per essere troppo contigua all' ambigua definizione di "egoismo nazionale". Eppure può un Paese trovare quella coesione che gli è necessaria se non è in grado di individuarla nella ricerca per sé di un futuro possibilmente prospero, ma almeno sostenibile? La domanda è o dovrebbe essere retorica, ma ci rimanda alla considerazione iniziale sulla perdita di presa di cui quella nozione sembra vittima. Il premier Renzi ha fatto quasi un azzardo nel richiamarla nel suo discorso all' Assolombarda, quando ha sottolineato che il Paese più che di divisioni ha bisogno di visioni. Lo si può considerare uno di quegli abili giochi di parole in cui Renzi è molto versato (ricordiamo il richiamo recente alla dicotomia democrazia/burocrazia) ma è difficile negare che si sia andati a toccare una questione centrale in questi tempi complicati. La delicatezza della nostra situazione non è difficile da riscontrare solo che non vogliamo chiudere gli occhi. La ripresa economica non prende slancio, e nonostante qualche piccolo recupero ci lascia in una condizione difficile che ci impone di impegnarci per superarla. La situazione internazionale, quella che ci trova sulla frontiera delle tensioni, rimane molto complicata, ma la nostra presenza è più che dignitosa (ovviamente non c' è posto in queste condizioni per i super eroi, che infatti non ci sono né ci devono essere). In Europa ci difendiamo e nonostante l' irritazione di qualche partner perché ci permettiamo di far valere le nostre ragioni otteniamo considerazione, ma bisogna muoversi con ragionevolezza ed evitare le impuntature a pro dell' audience. Persino nel Paese, al netto delle intemerate dei pasdaran delle varie fazioni politiche, si cominciano a vedere i segni di una voglia di riscatto, una maggiore disponibilità a vedere anche le non poche cose in cui tutto sommato mostriamo creatività e capacità di fare bella figura (talora di eccellere). Ma non basta. N on possiamo esimerci dal fare i conti con tante debolezze, con tante mancanze, con tanti ritardi, su cui non dobbiamo minimizzare, anche se dobbiamo chiederci se sia nel nostro interesse continuare nel vizio nazionale di piangerci addosso e di fare a gara per superare tutti nell' essere i peggiori detrattori di noi stessi o se non sarebbe opportuno, proprio per la delicatezza e anche per la gravità del periodo in cui stiamo vivendo, cambiare registro e trovare un impegno comune per prendere di petto i nostri limiti. Questo giornale l' ha richiamato più volte. Max Weber ha per descrivere una nazione una definizione che troviamo molto bella: è una "comunità di destini". È qui che ritroviamo le due parole chiave, per quanto usurate dalla retorica e troppo spesso strumentalizzate, con cui riassumere che cosa si intende in senso forte per interesse nazionale. Da un lato la nozione che deve crescere il senso di appartenenza a una comunità, a dispetto di quelli che pensano di demistificare la cosa ricordando che è arduo considerare tale un corpo dove stanno insieme soggetti che hanno posizioni personali, interessi e idee che non sono automaticamente coincidenti. Ma è qui che si salda l' altro termine della definizione, il "destino" che inevitabilmente lega i membri della comunità, i quali non dovrebbero illudersi che sia possibile che una parte si salvi a scapito delle altre. Più prosaicamente la sapienza popolare ha riassunto questo concetto nell' immagine del "siamo tutti sulla stessa barca". In un momento come questo in cui domina l' incertezza sul destino che ci attende, sia su quello delle persone che su quello delle loro aggregazioni, su su sino a quella nazionale, può anche essere comprensibile che si faccia fatica a riproporre l' idea di un interesse che unisce tutti, appunto perché è l' interesse della nazione. Eppure è il tema che il paese deve affrontare se non vuol ridursi a un campo di battaglia fra fazioni in lotta, con la prospettiva che quello scontro alla fine coinvolga e travolga tutto: l' economia, la società, la cultura, cioè i nervi connettivi della nostra comunità. Una prospettiva poco attraente proprio perché non dobbiamo perdere le possibilità di una ripresa, di una svolta che con l' impegno di tutti possiamo mettere in atto. Non in tempi rapidi forse, perché i processi storici sono lenti. Proprio per questo è ancor più necessario trovare la forza per condividere e far condividere l' interesse comune che lega il nostro paese al suo futuro, senza peana entusiasti che minimizzano le difficoltà, ma anche senza perdere la voglia e la fiducia di farcela a superare questa fase complicata.

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