• "Giornalisti...Siamo 100 scienziate, cercate noi!"

    SIAMO 100 SCIENZIATE, CERCATE NOI
    La metà del mondo fatica ad apparire sui media italiani.

    Quasi otto intervistati su dieci sono uomini e, se si guarda agli esperti in una data questione, le donne sono solo il 18%. Crollano addirittura al 10% nel caso delle cosiddette scienze «dure»: tecnologia, ingegneria, matematica. Ora l' Osservatorio di Pavia lancia «100 donne contro gli stereotipi», piattaforma online con i curriculum delle scienziate.
    L e donne sono la metà del mondo, ma se dovessimo giudicare dai media italiani - radio, tv e giornali - non lo immagineremmo mai: la stragrande maggioranza delle persone che vi compaiono, quasi otto su dieci ( il 79%) sono infatti uomini. Se si guarda agli esperti, le persone che parlano in quanto «autorità» in una data questione, le donne in proporzione sono ancora meno: solo il 18%. «Scendono addirittura al 10% nel caso delle cosiddette Stem, le scienze "dure" (l' acronimo in inglese sta per "scienze, tecnologia, ingegneria, matematica", ndr)», spiega Monia Azzalini, ricercatrice dell' Osservatorio di Pavia e una delle coordinatrici del Global Media Monitoring Project per l' Italia. Le cose sono molto migliorate: nel 1995, le donne erano solo il 7% delle persone che comparivano sui media. Ma di questo passo per avere una rappresentazione realistica (in termini di genere) del mondo in cui viviamo, ci vorranno comunque 40 anni. Per provare a rendere più veloce questo processo l' Osservatorio di Pavia e l' associazione di giornaliste Giulia, in collaborazione con Fondazione Bracco e con il sostegno della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, lanciano «100 donne contro gli stereotipi», una piattaforma online a disposizione dei giornalisti che raccoglie recapiti e curricula delle migliori esperte italiane di «Stem», scelte valutando il loro «H Index», la rilevanza scientifica delle loro pubblicazioni. «Evitare la deformazione prospettica che esclude le esperte dai media - conclude Monia Azzalini - serve anche a sfatare il pregiudizio ancora radicato secondo cui le donne non sarebbero "portate" per le materie scientifiche».Il sito www.100esperte.it sarà online domani (il 3 novembre).
    Poi tocca ai giornalisti.

     

    LA MATEMATICA: I MIEI CALCOLI CAMBIANO LA VITA

    Il percorso che ogni giorno fanno molti camion in Italia, da un fornitore a un cliente al successivo, dipende anche dagli algoritmi scritti nel suo laboratorio da Maria Grazia Speranza, professoressa dell' Università di Brescia specializzata in Ricerca operativa, un ramo della matematica applicata. «I nostri calcoli servono a rendere il traporto delle merci più efficiente».
    In che modo? «Non è detto che mandare un automezzo per prima cosa dal cliente più vicino sia la cosa migliore da fare: anzi, spesso la scelta apparentemente più sensata è controproducente. Noi guardiamo al sistema nel suo complesso per trovare la soluzione migliore. Facciamo la stessa cosa con l' ottimizzazione dei portafogli di investimenti e titoli, l' altra area di cui mi occupo».
    Come è arrivata alla matematica applicata? «Ho fatto il liceo classico spinta da mio padre: era convinto che formasse meglio. Me la cavavo in tutto ma ero molto più brava degli altri in fisica e matematica...».
    Molti sono convinti che le donne non siano per niente portate per queste materie. Di recente anche Piergiorgio Odifreddi ha scritto che «l' attitudine femminile» è «indirettamente proporzionale all' astrazione».
    «All' epoca ho scelto la matematica proprio perché ero affascinata dalla sua purezza e dall' eleganza che raggiungevi astraendo dalla realtà. Ora amo quella applicata perché consente di modellare e risolvere in modo migliore problemi reali. Ma il problema non è se le donne siano "portate" o no».
    Qual è? «La progressione della carriera: tutti gli studi mostrano che all' università le donne hanno risultati migliori (sia in termini di voti che di tempi di laurea). Ma è vero che progredendo vengono sopravanzate dagli uomini e alla fine le donne che emergono nella mia materia sono poche. Non certo per incapacità di astrarre, però».
    E perché allora? «La ragione dominante è la mancanza di equilibrio nella vita familiare: le donne hanno meno tempo per la ricerca perché ne dedicano di più ai compiti nella casa. L' altro riguarda la fiducia nelle loro capacità: tuttora non sono mai incoraggiate ad emergere».
    LA LINGUISTA: RAGAZZE L'INFORMATICA E' ROBA PER VOI
    L' ambiguità delle parole». Per Paola Velardi, 62 anni, professoressa alla Sapienza di Roma, è questo il problema (scientifico) più interessante. «Il linguaggio delle macchine non è mai ambiguo: un' istruzione ha sempre un unico significato - spiega -. Invece le parole possono avere significati molto diversi.
    Noi umani riusciamo a distinguerli facilmente.
    Le macchine no». È una dei più autorevoli linguisti computazionali italiani: si occupa di elaborazione del linguaggio su web e social network.
    Cosa significa? «Insegnare ai computer a capire il linguaggio umano. Per esempio nelle ricerche: fare in modo che trovino l' informazione richiesta nel mare infinito di quelle disponibili. Un compito che per un umano sarebbe impossibile. Adesso lavoriamo soprattutto sui social network».
    Cosa fate? «Sviluppiamo strumenti per analizzare in modo anonimo grandi quantità di messaggi. Si tracciano in automatico le reti sociali e si ottengono dati interessanti: prevediamo picchi di influenza prima delle organizzazioni sanitarie».
    Come?
    «Rileviamo che moltissime persone iniziano a lamentarsi perché stanno male. Ovviamente sono analisi che funzionano su una mole enorme di dati».
    È un campo poco conosciuto e soprattutto considerato poco «femminile»… «Dipende dall' immagine dell' informatica che predomina nei media e nella mentalità comune.
    Vado spesso nelle scuole con un progetto realizzato in collaborazione con Ibm a cui tengo molto, "Nerd" ("Non è roba per donne?"), in cui insegniamo alle ragazze a programmare. Quando chiedo chi è secondo loro una persona che si occupa di informatica vengono fuori due immagini.
    La prima è un tizio che aggiusta i computer, la seconda un hacker. Se si declina al femminile c' è solo la Lisbeth Salander protagonista di Millennium: modelli poco invitanti. Invece l' informatica può essere molto creativa».
    E la sua esperienza con i media com' è stata? «Mai avuto problemi, ma qualcosa di strano c' è».
    Sarebbe? «Ho fatto moltissime interviste. Ma tutte solo con giornaliste donne».

     

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