• FORTIS: Pil? Meglio di Francia e Germania

    Ieri l'Istat ha reso noto il dato sul Prodotto interno lordo italiano nel terzo trimestre di quest'anno: + 0,3%. Oggi, su Il Messaggero, l'analisi di Marco Fortis.
    16 novembre 2016---I dati sul Pil del terzo trimestre 2016 sono una sorpresa positiva per l' Italia, che è cresciuta rispetto al secondo trimestre dello 0,3% (+0,9% rispetto allo stesso trimestre del 2015). Ma rappresentano nello stesso tempo una sorpresa negativa per l' Eurozona perché la crescita si è fermata allo 0,2% sia in Germania sia in Francia. Era dal secondo trimestre del 2005 che non capitava. Infatti, per trovare un trimestre in cui il nostro Paese sia cresciuto contemporaneamente di più delle altre due maggiori economie continentali bisogna risalire addirittura a quell' epoca. Per l' Italia le sorprese positive non finiscono qui. Infatti, l' Istat ha anche rivisto il Pil italiano del primo trimestre portandolo dal +0,3% inizialmente stimato a +0,4%. Sicché la crescita acquisita nei primi tre trimestri del 2016 è ora dello 0,8%, in linea con le previsioni del Governo. Vale a dire che se anche il quarto trimestre dell' anno per ipotesi risultasse stazionario, la crescita del 2016 centrerebbe comunque l' obiettivo annuo fissato nella Nota di aggiornamento del Def grazie a quanto il nostro Paese ha messo in cascina nei primi tre trimestri. Motori del rimbalzo italiano, secondo l' Istat, sono stati la domanda interna e, dal lato della produzione, industria e servizi. Al contrario, gli istituti di statistica segnalano che nel terzo trimestre 2016 il commercio estero ha dato un contributo negativo al Pil non soltanto in Italia ma anche e soprattutto in Germania e Francia. Senza più i Paesi emergenti che tirano come negli anni passati e con gli scambi intra-comunitari europei stazionari, il modello di sviluppo europeo incarnato dalla Germania, basato su austerità ed export, sta mostrando tutti i suoi limiti. È sempre più evidente invece che l' Europa ha bisogno di più domanda interna soprattutto di investimento e maggiore flessibilità verso i Paesi come l' Italia che stanno uscendo lentamente dalla crisi mettendo contemporaneamente in ordine i conti pubblici. Per di più la poca crescita che la Germania e la Francia stanno racimolando negli ultimi trimestri è in gran parte sostenuta dalla spesa pubblica mentre i consumi delle famiglie non brillano e gli investimenti neanche, se si escludono le costruzioni. Al contrario, la ripresa dell' Italia negli ultimi dieci trimestri è avvenuta senza aumentare i consumi finali della pubblica amministrazione. Si è invece basata sul rilancio dei consumi delle famiglie che, grazie alla forte ripresa dell' occupazione, agli 80 euro e ai tagli delle tasse, sono aumentati in volume quasi tre volte più del PIL, anche se ciò sembra essere sfuggito alla maggior parte degli osservatori. Inoltre, il nostro recupero produttivo si è basato anche sugli stimoli agli investimenti con misure come la nuova Legge Sabatini, il credito d' imposta sulla ricerca, il super ammortamento e, ora, il Piano Industria 4.0. Mentre lo stesso Pil italiano in valore è cresciuto quasi tre volte più del Pil in volume in un periodo di bassa inflazione. Il che significa che l' Italia sta spostando il baricentro e il peso delle proprie produzioni dalle quantità ai valori. Prova ne è il fatto che stanno crescendo tantissimo proprio le filiere produttive più legate alle misure introdotte per attrarre gli investimenti stranieri, per rendere il mercato del lavoro più flessibile, per accrescere gli investimenti in ricerca e tecnologia, per valorizzare l' agricoltura e il nostro export alimentare. Numeri che ancora non sono sul radar degli analisti. Eppure basterebbe guardare ai tassi di crescita cumulati degli indici di produzione industriale Istat di alcuni settori nel periodo marzo 2014-settembre 2016 per capire: farmaceutica +6,5%, elettronica e ottica +5,9%, macchine utensili +12.1%, macchine industriali specializzate +12,9%, autoveicoli +63,8%, navi e imbarcazioni +20,5%. Oppure ai dati dell' export agro-alimentare italiano nel periodo marzo 2014-agosto 2016: ortaggi +6,3%, mele e frutta a nocciolo +5,1%, riso +16%, ortaggi e frutta lavorati +9,4%, vini +7%, formaggi e latticini +8%, insaccati e carni lavorate +11%, prodotti dolciari +19,6%, caffè e tè +23,3%. Insomma, per anni l' Europa e gli economisti hanno chiesto all' Italia di ammodernarsi e di ridurre la spesa pubblica. Il nostro Paese ora lo sta facendo, magari a modo suo, senza seguire pedissequamente i diktat di Bruxelles. E qualche risultato finalmente sta arrivando. Forse per una volta tanto dovrebbe essere l' Europa ad imparare dall' Italia e non viceversa.

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