• GUTERRES: "Alla crisi dei migranti serve una risposta europea"

     
    Antonio Guterres è il nuovo segretario delle Nazioni Unite. Dai migranti al futuro della Ue, dalla Libia alla Siria, alla Crimea, a Trump...vi segnalo l'intervista di Paolo Mastrolilli su La Stampa 
     
    Antonio Guterres parla dall' alto di un' esperienza lunga dieci anni nella gestione dell' emergenza rifugiati, quando ammonisce che «abbiamo bisogno di una risposta europea al problema». Il nuovo segretario generale dell' Onu ci riceve nel suo ufficio al Palazzo di Vetro per la prima intervista con un media italiano, realizzata con «Guardian», «Sueddeutsche Zeitung» e «Le Monde», nel progetto «Europa». È pronto a discutere di tutto: Libia, Siria, Crimea, rapporti con Trump, futuro della Ue.

     

    L' Italia è al centro della crisi dei migranti, ma spesso si è sentita abbandonata dagli altri Paesi europei. Come va aiutata? «L' idea dovrebbe essere evitare l' esistenza dei rifugiati, che significa aumentare la capacità di prevenire e risolvere i conflitti. Detto ciò, ho sempre pensato che in una Ue che nel 2016 ha ricevuto circa un milione di persone, cioè il 2% della sua popolazione, questo fenomeno poteva essere gestito, se ci fosse stato un investimento importante nelle aree di accoglienza. Ciò significa alloggio, amministrazione, controlli, inclusi quelli per la sicurezza, e poi la capacità di distribuire le persone nei diversi Paesi europei, su base proporzionale in relazione alle capacità. Se fosse stato fatto, sarebbe stato relativamente facile gestire il fenomeno, e non avremmo avuto questo drammatico impatto sull' opinione pubblica, vedendo masse che si spostavano attraverso i Balcani in maniera caotica. Ciò ha aiutato tutte le reazioni populiste, e ogni forma di rigetto dei rifugiati, migranti, stranieri, che ora sono il problema centrale nel dibattito politico europeo. Nessun Paese può farcela da solo, ma se tutti esprimono la solidarietà necessaria a lavorare insieme, io penso che le sfide attuali possono trovare una risposta adeguata».

    Negli Usa c' è una nuova amministrazione, e la bozza di un ordine esecutivo per il presidente Trump chiede di tagliare del 40% i fondi all' Onu. Ne ha parlato con l' ambasciatrice Haley? «Non ci sono ordini firmati. Io non rispondo alle cose che non esistono, farlo può creare le condizioni perché esistano».

    Ma l' ambasciatrice Haley le ha dato garanzie sui bilanci? «I nostri incontri sono stati estremamente costruttivi, e spero sia possibile avere una relazione che rispetti due condizioni essenziali: essere basata sui principi, e cercare le aree in cui la cooperazione possa venir sviluppata in modo positivo».

    Gli Usa hanno bloccato la nomina dell' ex premier palestinese Fayyad a inviato in Libia, cosa farà ora? «Credo sia la persona giusta, al momento giusto, per il giusto lavoro. Ha competenze che nessuno nega, e la Libia richiede. Penso sia una perdita per il processo di pace e per il popolo libico che io non possa nominarlo. Nessuno all' Onu rappresenta un Paese o un governo, l' unica lealtà è verso la Carta delle Nazioni Unite. Sono dispiaciuto per l' opposizione e non ne vedo alcuna ragione».

    Sarraj è ancora la soluzione, o bisogna includere Haftar? «Tutto il possibile deve essere fatto per unire i libici. Ovviamente ci sono soluzioni che hanno la loro legittimità e non dovrebbero essere messe in discussione, ma è importante creare una situazione di dialogo, affinché ognuna delle parti rilevanti del conflitto sia integrata». La Casa Bianca ha detto che non si sente più vincolata alla soluzione dei due Stati fra israeliani e palestinesi. «Non c' è alternativa alla creazione di due Stati, e dovremmo fare tutto il possibile per mantenerla».

    Qual è il suo messaggio per il presidente Usa, per convincerlo che i rifugiati non sono una minaccia per il suo Paese? «Il collocamento dei rifugiati viene fatto oggi con meccanismi di screening molto attenti, e investigazioni accurate su chi viene accolto. Se un gruppo terroristico volesse infiltrare un Paese, preferirebbe altre strade. Io ho sostenuto che tali meccanismi fossero adottati, e li ritengo non solo un diritto, ma un obbligo dei Paesi membri. Ciò però non è incompatibile con la possibilità di offrire protezione a persone che hanno sofferto così tanto».

    In pratica «l' extreme vetting» già esiste? «Qualunque cosa sia, ci sono oggi meccanismi che consentono di essere molto efficaci».

    Teme l' isolazionismo americano? «È un dibattito ricorrente, ma credo che la società Usa troverà le risposte adeguate. Il mondo ha bisogno degli Stati Uniti, spero ciò sia compreso dal popolo e dall' amministrazione».

    Lei è cattolico praticante. Possono collaborare Onu e Vaticano? «La Santa Sede ha avuto un ruolo molto positivo. Se guardiamo alla crisi dei migranti, è stata una delle più importanti voci morali. Io credo che Papa Francesco sia chiaramente il più forte messaggero di pace che abbiamo oggi nel mondo».

    Pensa di impegnarsi personalmente in Siria e contro l' Isis? «La Siria è una fonte di sviluppo di una nuova forma di terrorismo globale. Credo che sia nell' interesse di tutti, in particolare dei Paesi che sono parte del conflitto o hanno influenza sulle parti, di unirsi e capire che qualunque contraddizione o visione possano avere, ora c' è un interesse comune più importante di ogni altro a preservare la sicurezza globale. Spero che l' evoluzione in corso in Siria possa condurre almeno all' inizio di quella che potrebbe essere una soluzione politica, attraverso i colloqui di Ginevra».

    C' è ancora un futuro in Siria per Assad? «Dobbiamo fare in modo che quanto era stato deciso con la risoluzione 2254 del Consiglio di Sicurezza, e nel primo comunicato di Ginevra, sia applicato. Ciò significa un meccanismo di transizione che sia realmente rappresentativo del popolo siriano, e quindi una nuova costituzione e nuove elezioni. Ciò che voglio è che questo processo proceda».

    La presenza russa in Crimea è accettabile? «Ci sono alcuni principi essenziali, e uno di essi è l' integrità territoriale dei Paesi membri dell' Onu. È ancora valido, e la mia speranza è che la comunità internazionale possa confermarlo».

    L' accordo nucleare con l' Iran può sopravvivere senza gli Usa? «È stato un passo positivo nella direzione della pace globale. Spero sia confermato, e che il meccanismo previsto per garantirne l' applicazione sia effettivamente realizzato».

    E l' accordo di Parigi sul clima può sopravvivere senza gli Usa? «Credo nei cambiamenti climatici, che sono l' acceleratore principale dei mega trend globali come la crescita della popolazione, l' urbanizzazione, la scarsità di acqua, l' insicurezza del cibo, la distruzione delle condizioni di vita in molte parti del mondo. L' accordo di Parigi non risolve tutti i problemi, è ancora necessario un approccio più esigente, ma è stato un passo importante. Il mio appello è che, a prescindere dalle decisioni di ogni Paese, la comunità internazionale vada avanti».

    Con quale messaggio va alla conferenza di Monaco sulla sicurezza? «Viviamo in un mondo che non è più bipolare, non è unilaterale, ma non è ancora multipolare. È un mondo caotico, impunità e imprevedibilità tendono a prevalere. In questo contesto è importante aumentare la cooperazione internazionale, la diplomazia preventiva, la capacità delle organizzazioni internazionali di risolvere i conflitti, e affrontare le cause alla radice».

    Qual è in questo mondo caotico il ruolo suo e dell' Onu? «Ci muoviamo verso un mondo multipolare. Alcuni pensano che sia la soluzione. Io sono dell' opinione che un mondo multipolare senza istituzioni multilaterali forti non sia necessariamente pacifico. Alla vigilia della Prima guerra mondiale l' Europa era multipolare, ma non c' erano meccanismi di governance multilaterali, e il risultato fu il conflitto. Quindi se anche la multipolarità nel mondo può essere un fattore positivo di equilibrio, senza una governance multilaterale potrebbe aumentare la conflittualità».

    Come giudica la Brexit? «È stata una decisione sovrana del popolo britannico. L' Europa deve capire la lezione e creare le condizioni per un' integrazione più efficace, riconciliandola con l' opinione pubblica».

    Il 2017 sarà un anno cruciale per l' Europa, con elezioni in Olanda, Francia e Germania. Cosa significa per il suo lavoro un' Europa debole e riversa su se stessa? «Per andare verso un mondo multipolare funzionale il ruolo dell' Europa è essenziale. La Ue è diventata il capro espiatorio, per molti problemi non risolti, e molte ansie e paure avvertite dalla gente. Spero che il dibattito politico consenta di superare questa situazione, e sia possibile una discussione seria e razionale sul futuro dell' Europa». Come? «I politici devono dire la verità e assumersi la responsabilità dei propri valori. A volte vediamo leader che li dimenticano, e usano verità alternative come strumenti di propaganda, solo per vincere le prossime elezioni. Spesso ciò porta solo a perdere le elezioni, perché quando la gente deve scegliere tra l' originale e la copia, tende a scegliere l' originale».

    In sostanza non si può essere più populisti dei populisti? «Quando i partiti cercano di guadagnare voti copiando i populisti, non fanno altro che legittimare il populismo. E poi i populisti prendono ancora più voti».

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