• SARACENO: Il diritto della donna e un obbligo di legge

     

    Illegale il bando del San Camillo, ospedale romano che assume due ginecoloci a condizione che non siano obiettori...o positivo il fatto che un ospedale pubblico si preoccupi di garantire l'applicazione della legge 194? Vi segnalo Chiara Saraceno da La Repubblica.

     

    È positivo che un grande ospedale pubblico di Roma si sia preoccupato di garantire che la possibilità di interrompere la gravidanza, sancita dalla legge, trovi le condizioni per essere concretamente applicata tramite l' assunzione di due ginecologi da destinare specificamente a questo.È positivo che un grande ospedale pubblico di Roma si sia preoccupato di garantire che la possibilità di interrompere la gravidanza, sancita dalla legge, trovi le condizioni per essere concretamente applicata tramite l' assunzione di due ginecologi da destinare specificamente a questo.È positivo che un grande ospedale pubblico di Roma si sia preoccupato di garantire che la possibilità di interrompere la gravidanza, sancita dalla legge, trovi le condizioni per essere concretamente applicata tramite l' assunzione di due ginecologi da destinare specificamente a questo. È un esempio che andrebbe seguito anche da altri ospedali e da altre aziende sanitarie. La legge 194 è stata sistematicamente svuotata dall' obiezione di coscienza, utilizzata in massa dai ginecologi non sempre per motivi ideali, ma di convenienza professionale. Sono stati così lesi i diritti delle donne che volevano abortire, costrette a lunghe liste d' attesa in contraddizione con i vincoli temporali entro cui è possibile effettuare l' interruzione di gravidanza. La Cei e la ministra Lorenzin hanno torto a denunciare che il bando del San Camillo è illegale perché svuota la legge 194, ledendo il diritto all' obiezione. Dovendo rispondere ad uno specifico obbligo di legge, garantire un servizio, l' ospedale ha reclutato le persone con le caratteristiche necessarie, a differenza di quanto è avvenuto in passato e tuttora avviene in molti ospedali e regioni, come documentato dallo stesso ministero, esponendo, tra l' altro, l' Italia ad una procedura di infrazione da parte della Ue. Se queste persone cambieranno idea, non risponderanno più ai requisiti per cui sono state assunte e dovranno per forza accettare o il licenziamento o lo spostamento, dato che non serviranno più per quel servizio. Invece di gridare all' illegalità del bando, la ministra, insieme alla Regione, all' ospedale pubblico, dovrebbe preoccuparsi di garantire i diritti dei soggetti per cui è stata fatta la legge 194, che non sono i ginecologi, ma le donne, appunto, che vogliono o devono interrompere la gravidanza. E oltre a garantire il diritto all' obiezione dovrebbe preoccuparsi di non scoraggiare i non obiettori, proteggendo anche le loro legittime aspirazioni professionali. L' obiezione di massa negli ospedali pubblici, infatti, ha costretto i pochi medici non obiettori (3 su 10 a livello nazionale, che scendono a zero in alcune aziende ospedaliere, specie, ma non solo, nel Mezzogiorno secondo gli ultimi dati del ministero della Salute) a dedicarsi pressoché esclusivamente a questo intervento, anche quando, in teoria, le loro mansioni sarebbero più ampie. Sarebbe come costringere un chirurgo ad effettuare solo appendiciti, senza poter mai applicarsi ad interventi più complessi. Per questo, accanto agli obiettori per motivi di principio, negli anni si sono moltiplicati quelli che sono diventati tali perché stanchi di essere rinchiusi in un' unica mansione e attività, tra l' altro non particolarmente interessante o complessa dal punto di vista tecnico, anche se potenzialmente stressante sul piano psicologico, con effetti negativi sul piano dell' arricchimento delle competenze professionali, quindi anche del curriculum.
    Il punto potenzialmente problematico dell' iniziativa dell' ospedale romano San Camillo è, a mio parere, proprio quest' ultimo.
    Quali prospettive di sviluppo professionale verranno offerte ai due ginecologi assunti per effettuare le interruzioni di gravidanza?
    Oppure, ginecologi di serie B, saranno destinati per sempre solo a quello (esclusi anche dal parto e dal monitoraggio della gravidanza), in una sorta di ghetto professionale che sgraverà la coscienza sia della direzione sanitaria sia dei colleghi obiettori, che continueranno a dedicarsi ad attività professionalmente più interessanti, a tenersi aggiornati, a presentare comunicazioni a convegni (e qualcuno, come è successo e succede, anche ad effettuare aborti in libera professione, al riparo di cliniche private)? C' è da sperare che i dirigenti del San Camillo ci abbiano pensato come questione da affrontare, se non nel breve, almeno nel medio termine. Altrimenti rischiano, se e quando i due ginecologi "dedicati" si stancheranno di stare nel ghetto e se ne andranno, di non trovare più candidati per un prossimo bando.
    Peraltro, l' interruzione di gravidanza è l' unico caso cui un medico può opporre la propria obiezione non professionale, ma valoriale, lasciando la paziente priva di cure.
    Un medico non può opporsi all' intubazione richiesta dai famigliari, anche se la considera, nel caso specifico, un modo di far proseguire le sofferenze del malato. Non può neppure, in nome del valore della vita, opporsi al malato che rifiuta di farsi curare. L' aborto è anche l' unico caso in cui la distinzione tra obiettori e non, contrari e favorevoli è netta e formalmente esplicitata e istituzionalizzata. Sappiamo quanto siano sfumate le distinzioni su come comportarsi nei casi terminali e sull' accompagnamento nel fine vita. Forse è anche il momento di rivedere la formazione dei ginecologi, per aiutarli a maturare una visione della professione che comprenda e accompagni con competenza e rispetto tutta la vita riproduttiva delle donne, nei suoi diversi aspetti, inclusa l' interruzione volontaria di gravidanza, cui raramente le donne arrivano a cuor leggero e perciò hanno tanto più bisogno di attenzione e rispetto.
    Ed anche di ripensare l' obiezione di coscienza per evitarne l' utilizzo di sola convenienza.

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