• RIOTTA: I populismi e il rifiuto dell'Occidente.

    L' ondata di rabbia populista che spazza il nostro tempo viene di norma addebitata alla crisi finanziaria 2008 o all' automazione che cancella la classe operaia. Leggendo però con attenzione il rapporto «Authoritarian Populism Index 2017» del centro studi Epicenter, questa tesi dominante si rivela incompleta.

    Vi suggerisco il commento di Gianni Riotta su La Stampa.



    di GIANNI RIOTTA

    L' ondata di rabbia populista che spazza il nostro tempo viene di norma addebitata alla crisi finanziaria 2008 o all' automazione che cancella la classe operaia. Leggendo però con attenzione il rapporto «Authoritarian Populism Index 2017» del centro studi Epicenter, questa tesi dominante si rivela incompleta. Il rapporto calcola che, per la prima volta, il movimento populista, correttamente stimato dagli autori come somma complessiva di Destra (Le Pen, Brexit, le destre europee e, in America, Trump) e Sinistra (da Grillo alla sinistra greca) si piazza al terzo posto come blocco politico europeo, dopo conservatori-democristiani e socialdemocratici.

    E il calcolo statistico non include le sfumature ideologiche, il leader laburista inglese Corbyn è «socialista», ma il suo manifesto sprizza umori e idee populiste.

    È vero che impiegati, disoccupati e tute blu si rivoltano contro le élite premiate dall' economia postindustriale, ma dal rapporto Epicenter emerge vistoso un dato contraddittorio, il populismo avanza in Paesi in crisi, la Grecia, stagnanti, l' Italia e la Francia, o con economie vivaci, Polonia o Gran Bretagna.

     

    Se davvero la sola causa fosse il lavoro, come mai i polacchi, in crescita robusta, montano barricate anti emigrazione, e pro tradizione, mentre in Ungheria torna l' antisemitismo contro il «banchiere» Soros?

    La risposta in un importante saggio di due studiosi (anche le élite, a volte, servono) Ronald Inglehart (University of Michigan) e Pippa Norris (Harvard) «Trump, Brexit and the rise of populism». A sorpresa, gli autori scoprono come la radice più profonda del populismo sia culturale, non economica. Gli elettori, soprattutto gli uomini bianchi senza laurea, giovani e meno giovani, risentono con amarezza del mutato clima intorno a loro, la classe privilegiata da secoli dalla Storia. Emigrazione, nozze gay, diritti femminili, cultura «postcoloniale» o «politicamente corretta» che bocciano pensiero occidentale e valori tradizionali, reclutano leve anti status quo ancor più che la disoccupazione.

    Qui la cultura dei partiti storici, - Dc, socialisti, negli Usa democratici e moderati repubblicani - dovrebbe fare acre mea culpa. Perché il presidente Donald Trump nel suo discorso ideologico a Varsavia, ispirato dal consigliere Bannon che ama studiosi esoterici o fascisti, Guenon ed Evola (tradotto in russo dal consigliere di Putin, Dugin), chiede di battersi in nome della civiltà occidentale? Ha frequentato campi da golf e casinò più di biblioteche, ma sa per istinto che gente semplice, che non ha mai letto Shakespeare o Gibbon, non considera però il nostro passato una saga di stupri, colonialismo, imperialismo e ne riconosce diritti, conquiste, progressi.

    L' economia mondiale migliora, con affanno anche in Europa, ma il fronte della battaglia culturale contro il populismo resta sguarnito, incerto. Considerate, per esempio, il nobile messaggio di Papa Francesco «la guerra è proprio la scelta per le ricchezze», vero, ma spesso a interessi avidi, orribili e idee atroci si sono opposti nobili ideali e speranze generose, che tanti oggi vorrebbero ricordare, non dimenticare. È guerra ad Adua o in Vietnam, è guerra per i partigiani o in Normandia, ma bandiere e idee sono opposte. Smarrire anche il buono del nostro passato, sia pur con intenzioni positive, disorienta dunque milioni di elettori. Servono tolleranza, buon senso, orgoglio, capacità di distinguo, non svendere tradizione e cultura, con la luce e le tenebre, all' immondezzaio della Storia da cui, come astuti rigattieri, i leader populisti traggono poi spauracchi per la loro rancorosa crociata.

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