• D'ALIMONTE e la legge elettorale
    Spazio per modifiche neutre

    Sempre da leggere il professor D'Alimonte, con la speranza che il suo comprensibile, ma profondo pessimismo venga smentito dal Parlamento

     

    "Roberto D' Alimonte, politologo, docente alla facoltà di Scienze politiche alla Luiss: alla Camera è ripresa la discussione sulla legge elettorale. È ottimista o pessimista? «Sono da sempre pessimista, anzi mi ero meravigliato quando fu raggiunto un accordo sul simil tedesco, peraltro caduto al primo voto». Il M5S ha subito posto un paletto: prima i vitalizi e poi la legge elettorale. «È un modo per non fare niente. In Italia, trovare un accordo largo su un sistema elettorale è praticamente impossibile. Il timore, piuttosto, è che si raggiunga un accordo al ribasso, peggiore dello status quo».

    Si voterà con Italicum e Consultellum? «Il cuore dell' Italicum era il ballottaggio, senza non esiste più. Esistono invece due Consultellum, due sistemi diversi tra loro. Alla Camera c' è il premio di maggioranza ma non ci sono le coalizioni e il premio va solo alla lista; al Senato ci sono le coalizioni ma non c' è il premio. Alla Camera c' è la soglia relativamente bassa del 3 per cento; al Senato la soglia è all' 8 per la lista singola che può essere scontata al 3 per le liste in coalizione, a condizione che la coalizione arrivi al 20 per cento».

    Un pasticcio, insomma.

    «E infatti non mi sorprende che Mattarella sia preoccupato per la difformità e la disarmonia dei sistemi elettorali. Tuttavia, non penso che ci siano le condizioni politiche né per una riforma sostituiva dei due Consultellum né per armonizzare i due sistemi».

    Del resto, le differenze tra i due sistemi sono tante, forse troppe. «Appunto. Alla Camera ci sono cento collegi con altrettanti capilista bloccati più il voto di preferenza. Al Senato c' è solo il voto di preferenza, per di più a livello regionale. Questo è un problema gravissimo che tocca tutti i partiti indistintamente».

    Perchè? «I candidati dovranno fare campagna elettorale a livello regionale. Passi per Umbria, Basilicata, Molise. Ma nelle regioni grandi una campagna del genere comporta costi elevatissimi».

    Cosa servirebbe? «Una riforma ragionevole e neutra. Per esempio, dividere le regioni più grandi in più circoscrizioni. Ma neanche questa riforma sarà fatta. E senza più il finanziamento pubblico ai partiti e con la legge sul voto di scambio si creerà una miscela esplosiva che darà molto lavoro alle Procure. Ma vorrei dire qualcosa alla Consulta...» La Consulta poteva intervenire diversamente? «Una delle incostituzionalità del sistema del Senato è quella che mette i piccoli partiti nelle mani dei grandi perché solo se i grandi li accolgono in coalizione c' è la possibilità di uno sconto dall' 8 al 3 per cento. La Corte non si è accorta che togliendo il premio di maggioranza al Senato ha squilibrato il sistema. Il premio era un incentivo ai grandi partiti ad accordarsi con i piccoli».

    Per armonizzare i sistemi potrebbe essere necessario un decreto legge? «Per fare le modifiche ci vorrebbe un accordo largo tra i partiti. Se l' accordo c' è, non c' è bisogno del decreto, ci sarebbe invece bisogno del voto di fiducia per evitare trappole».

    Il decreto legge solo come ultima spiaggia? «Tempo per fare la legge c' è. E comunque anche con un decreto legge servirebbe il voto di fiducia. Tuttavia il problema non è lo strumento legislativo ma la volontà politica. Che non c' è. Non vedo le condizioni per una intesa larga su modifiche significative, c' è invece spazio per correttivi neutri. Uno di questi, tra gli altri, dovrebbe riguardare il sorteggio introdotto dalla Consulta che andrebbe sostituito con una norma per la quale il plurieletto è eletto laddove ha ottenuto più voti. Poi si dovrebbe intervenire sulla rappresentanza di genere, prevista alla Camera ma non al Senato».

    Il premio di governabilità potrebbe essere una ipotesi? «Dubito che una forza politica arrivi al 40 per cento, e con un sistema proporzionale sarà difficile fare coalizioni se non una Pd-Forza Italia, che non è detto che arrivi al 50 per cento. Allora avrebbe senso introdurre un premio di governabilità che rafforzi la rappresentanza dei partiti maggiori per cui chi arriva primo ottiene un bonus e chi arriva secondo un bonus minore».

    Professore, secondo lei con quale sistema alla fine si andrà a votare? «Non ho dubbi. Con i due Consultellum, non modificati».

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