• ORSINA - M5S; "La democrazia diretta diventa farsa"

     

    Nel fine settimana, scelta on line e proclamazione del candidato leader 5S. Tra polemiche interne, valutazioni sulla partecipazione, analisi...vi segnalo da La Stampa di domenica, il commento di Giovanni Orsina.

    E così, senza un minimo di competizione nemmeno fittizia, su una piattaforma informatica opaca, inefficiente e insicura, con una percentuale che in altra epoca avremmo detto bulgara ma la partecipazione d' un numero modesto di elettori, il Movimento 5 Stelle ha candidato Luigi Di Maio alla guida d' un Paese del G7. Trecentomila chilometri quadrati, sessanta milioni di abitanti, e qualcosa meno di duemila miliardi di dollari di prodotto interno lordo dovrebbero esser governati da un trentunenne il cui curriculum riempie a malapena mezza pagina, e la cui carriera politica è cominciata raccogliendo la bellezza di 189 voti alle «parlamentarie» del 2013. Bene: ironizzare su tutto ciò è talmente facile da risultare infine terribilmente noioso. È facilissimo, per quant' è evidente, dichiarare fallito il modello grillino di democrazia dal basso, infilzato ormai da ogni parte: polemiche, scissioni, ricorsi, continui atti d' imperio, più o meno palesi, da parte dei vertici. L' elezione di Di Maio a leader e candidato del Movimento, insomma, non è altro che il capitolo conclusivo, riassuntivo e culminante d' un lungo percorso fallimentare. Con l' aggravante che il fallimento era del tutto prevedibile: la democrazia diretta è impossibile per insufficienze non tecnologiche, ma cognitive. Cambiare la tecnologia non può bastare, se le teste degli umani continuano a funzionare come hanno sempre fatto. Rimarcare fino a che punto le virtù personali di Di Maio siano fragili e limitate, poi, è ancora più facile. Sì, certo, bella presenza, buona comunicazione, figura rassicurante, scaltro nel navigare all' interno del Movimento e nello scalarne i vertici. Ma culturalmente inesistente, privo della sia pur minima esperienza amministrativa, e anche sul terreno politico - benché qualche mossa l' abbia indovinata, in particolare sulle questioni migratorie - non sempre impeccabile. Una volta esaurita l' ironia, però, qualche domanda bisognerà pur cominciare a farsela. In fin dei conti, il Movimento non soltanto esiste, ma nel 2013 alla Camera ha preso più di otto milioni e mezzo di voti; dopo quasi cinque anni nei sondaggi è spesso il primo partito d' Italia; e il palese fallimento della sua proposta di innovazione politica non sembra averlo danneggiato troppo. In fin dei conti, con la sua capacità di trascendere la frattura fra destra e sinistra, con la sua proposta radicale di democrazia dal basso, è uno dei fenomeni politici più interessanti che siano emersi in Europa negli ultimi anni. Nelle cronache recenti, per definire quest' ultima vicenda della scelta del candidato premier è stata più volte utilizzata la parola «farsa». Ora, il punto mi pare proprio questo: a partire dalla fine del secolo scorso, nelle democrazie liberali, e in Italia più che altrove, è la politica tutta che ha assunto dei toni farseschi. Gli attori politici volteggiano sulla scena pubblica con la leggerezza di chi pensa che fra le proprie azioni e la realtà non ci sia più nessun collegamento. Il loro scopo sembra essere soprattutto quello di dare soddisfazione al proprio narcisismo istrionico, e al contempo far da bersaglio alle emozioni del pubblico - indignazione e rabbia soprattutto. Non c' è più nessuno da convincere, mobilitare, figurarsi educare. Non c' è più nessun futuro da costruire insieme. È per questo che il Movimento è la forza politica più contemporanea che ci sia: perché recita la farsa meglio di chiunque altro. Non l' ha fondato un comico, del resto? Se le altre forze politiche cercano di frenare la deriva farsesca con qualche sussulto di serietà, e di questi tempi ci tocca riconoscere che non è poco, i grillini invece vanno fino in fondo. Il progetto originario con ogni probabilità prevedeva che, una volta discesi all' ultimo piano, si risalisse con l' ascensore della democrazia diretta. Senonchè, come detto, quell' ascensore è fuori servizio, e lo resterà per sempre. E farsa sia, allora. Ecco perché è così facile ironizzare sul Movimento. Ed ecco perché, però, l'ironia non può far male a loro, e non porta lontano noi.

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