• IMMIGRATI: Gli italiani diffidenti e accoglienti

    Stesso giorno, stesso giornale, due approfondimenti entrambi sul rapporto tra gli italiani e l'immigrazione. Ne emerge una fotografia con molte sfumature interessanti. Diamanti ci segnala l'aumento della diffidenza e della paura verso gli stranieri tra i nostri connazionali, dimostrando una percezione abbastanza trasversale agli orientamenti politici degli intervistati... Elsa Vinci ci racconta il boom delle disponibilità registrate per essere tutori volontari - figura prevista dalla recente legge Zampa - dei minori stranieri non accompagnati. Insomma alla complessità della materia delle migrazioni corrisponde una molteplicità di atteggiamenti tra i nostri concittadini che suggerirebbero alla politica di non fare di questo tema un terreno di propaganda e scontro polemico quanto piuttosto materia di confronto serio e fin dove possibile di collaborazione nelle e tra le istituzioni. Ecco gli articoli.

    Cultura, religione, sicurezza gli stranieri fanno più paura

    Negli ultimi mesi è cresciuta la diffidenza verso gli immigrati toccando i massimi degli ultimi vent' anni. Ma per più della metà degli italiani non ci sono pericoli

    di Ilvo Diamanti

    Gli stranieri alle porte e dentro casa. Nostra.
    Sono divenuti un argomento di polemica quotidiana.
    Sul piano mediale e politico.
    Ne abbiamo seguito l' evoluzione costante, attraverso i sondaggi di Demos. Da quasi vent' anni.
    Perché l' attenzione e la tensione, sull' argomento, non finiscono mai. Gli immigrati: sollevano inquietudine come minaccia alla nostra sicurezza - personale e sociale. Ma anche verso la nostra cultura e alla nostra religione. In misura diversa. Perché la sicurezza e l' incolumità (ovviamente) preoccupano di più dell' identità.
    Tuttavia, in alcune fasi questi (ri)sentimenti si percepiscono con particolare intensità.
    L' avevamo osservato alcune settimane fa, commentando una precedente indagine. Ma oggi questa sensazione si rileva in modo altrettanto evidente. Negli ultimi mesi, infatti, la paura degli "altri" è cresciuta. I timori per la nostra sicurezza hanno raggiunto il livello più elevato degli ultimi anni: il 43 per cento (quota di persone che manifestano grande preoccupazione in proposito). Approssimando la misura osservata nel 2000 e nel 2007. Mentre i timori suscitati dagli immigrati come minaccia all' identità (culturale e religiosa) oggi hanno toccato il 38 per cento. Cioè: il massimo grado di intensità rilevato negli ultimi vent' anni.
    Nella percezione sociale, questi sentimenti spesso si presentano associati. Circa metà degli italiani, infatti, non prova inquietudine. Sotto il profilo della sicurezza, ma neppure dell' identità. Ma un terzo mostra orientamenti opposti. E manifesta preoccupazione - spesso: paura - verso gli immigrati.
    Senza particolari distinzioni, fra sicurezza e identità. Per queste persone, gli stranieri sono gli "altri" che ci minacciano. Irrompono nel nostro mondo, nella nostra vita. Da terre e culture lontane.
    Insomma: ci "invadono". E, seguendo un' opinione diffusa, ci costringono a reagire.
    Il grado di inquietudine, tuttavia, cambia nel corso del tempo. E dipende da diverse cause. L' andamento "reale" del fenomeno, in effetti, conta.
    Ma in misura limitata. Come nel caso della criminalità, che in particolari periodi solleva preoccupazione molto più intensa. Anche se, negli ultimi vent' anni il numero dei "fatti criminali" non è cambiato. Perché risulta costante nel tempo. Lo stesso avviene per i migranti e le migrazioni. Che sollevano ondate emotive soprattutto in alcune fasi.
    Perlopiù, le stesse che si osservano nel caso della criminalità. D' altra parte, immigrazione e criminalità vengono, spesso, collegati, nella narrazione mediale. Che costituisce uno dei principali motori, forse il principale, del ri-sentimento sociale. Lo abbiamo già osservato, commentando le indagini dell' Osservatorio di Pavia (per la Fondazione Unipolis).
    Perché la "paura" fa spettacolo. Tuttavia, i "cicli della paura" mostrano una coincidenza significativa con i cicli politici ed elettorali. Lo abbiamo osservato - e annotato - nei mesi scorsi. Dal 1999 in poi, i picchi dell' insicurezza, sul piano sociale e dell' identità, coincidono con i periodi che precedono le elezioni nazionali. E, dunque, con le campagne elettorali. Perché la "paura degli altri" attira, oppure respinge, gli elettori.
    Certo, ormai viviamo tempi di campagna elettorale permanente. Ma in alcuni periodi la mobilitazione politica appare più forte. Più intensa. Come da qualche mese. Come avverrà, a maggior ragione, nei prossimi mesi. Visto che siamo alla vigilia di elezioni "di svolta".
    Ormai, lo sono tutte. Ma l' esito delle prossime elezioni appare più "incerto" che mai. L' unica vera certezza è l' incertezza. Visto che è improbabile - impossibile? - che uno schieramento o una coalizione riesca a conquistare una maggioranza stabile, al prossimo Parlamento. Così, l' immigrazione diventa un tema importante. Anzi, il più importante. Oggi: è il tema. Per intercettare consensi.
    Infatti, mai come oggi, negli ultimi dieci anni, è stato percepito in misura tanto intensa. In particolare, come minaccia per la nostra cultura e identità. Ma, soprattutto, mai come oggi l' immigrazione è divenuta un terreno di contesa aperto. E incerto. Perché inquieta e preoccupa tutti. In modo trasversale. Gli elettori di Centro, Destra (i leghisti: oltre il 70 per cento). E del Movimento 5 Stelle. Come è sempre avvenuto. Ma, in misura crescente, anche gli elettori del PD e di Sinistra. Fra i quali, l' inquietudine sollevata dagli "altri", dagli "stranieri", è aumentata sensibilmente, negli ultimi anni. Soprattutto nell' ultimo anno (circa 10 punti in più). Si spiega anche così la crescente popolarità di Marco Minniti. Il Ministro della Sicurezza.
    (L' altra faccia del Ministro della Paura, impersonato, anni fa, in modo magistrale, da Antonio Albanese.) Minniti è un uomo di Sinistra. E, per questo, appare particolarmente adatto a occupare questo ruolo. Oggi.
    Perché oggi la Paura degli altri non ha più colore. Politico.

     

    Minori stranieri soli L' inatteso exploit dei tutori volontari

     



    di Elsa Vinci
    A sei mesi dall' entrata in vigore della legge 47 che istituzionalizza le nuove figure, oltre 2.600 cittadini si sono candidati ad aiutare i ragazzi migranti. Save the Children: "Un percorso appena iniziato, ma è una svolta" Non è un' adozione, non è un affido, non ci sono oneri economici. Il tutore volontario non è un genitore ma una persona che si preoccupa di iscrivere al servizio sanitario o a scuola un migrante adolescente arrivato in Italia da solo, che offre tutela legale, lo aiuta a orientarsi in un sistema sociale, a trovare il proprio spazio in un "nuovo mondo", il nostro.
    A sei mesi dall' entrata in vigore della legge 47 che istituzionalizza la figura del tutore volontario dei minori non accompagnati, il primo bilancio è positivo.
    Un piccolo exploit. Sono già 2.691 le domande di privati cittadini che offrono tutela a ragazzi da orientare su un percorso di integrazione. «Una buona risposta», commenta Filomena Albano, Autorità garante per l' infanzia e l' adolescenza, in prima linea nella formazione di queste nuove figure. «Purtroppo sono i numeri di questi ragazzi che ci spingono a rinnovare l' appello». Dal primo gennaio alla fine di ottobre di quest' anno sono sbarcati 14.579 minori non accompagnati, il 93,1 per cento maschi, il 6,9 femmine.
    Rispetto ai dati del precedente censimento è stata registrata una importante diminuzione di minori di nazionalità egiziana e bengalese, con aumento invece di eritrei e ivoriani. L' 83 per cento ha un' età compresa fra 16 e 17 anni.
    «Come tutti gli adolescenti sono fragili. Ma loro hanno conosciuto la violenza, perdendo ogni fiducia negli adulti», sottolinea Raffaella Milano, direttrice dei programmi Italia-Europa di Save the Children, associazione che ha fortemente voluto la legge. «Ci sono tutte le difficoltà di un percorso appena iniziato, tuttavia si è davanti a una svolta. Finalmente adesso un tutore volontario può seguire un solo ragazzo o fratelli e sorelle. Adulto e adolescente potranno guardarsi negli occhi: è questo il cambiamento decisivo». Senza tutore volontario, questi ragazzi venivano, e vengono, affidati a frotte a tutori legali individuati nelle istituzioni, dagli assessori comunali agli stessi responsabili delle comunità di accoglienza.
    Con situazioni paradosso. Per esempio l' anno scorso a Palermo Agnese Ciulla, assessore nella precedente giunta Orlando, si è ritrovata a offrire tutela legale anche a 480 giovani profughi contemporaneamente.
    «Impossibile seguirli uno per uno. E con un tutore collettivo i ragazzi non riescono a orientarsi», sottolinea Save the Children. Come Mamadau, senegalese di 16 anni, o Efrem, coetaneo eritreo, che hanno rischiato di perdere la fiducia e riconsegnarsi nelle mani di trafficanti per raggiungere altri Paesi.
    Alla fine del settembre scorso i migranti giovanissimi risultati irreperribili erano 5.463. Le storie di Mamadau e Efrem, poi aiutati nei centri Save the Children di Roma e Milano, dimostrano quanto conti un accompagnamento individuale. «È il primo passo verso l' integrazione», riflette Raffaella Milano, che ricorda il poeta Danilo Dolci: "Ciascuno cresce solo se sognato".
    Quali requisiti per diventare tutore volontario? Chi lo può fare? «Tutti, basta presentare domanda all' Autorità garante per l' infanzia e l' adolescenza», dice la responsabile dell' Authority. «Abbiamo stilato delle linee guida con requisiti minimi, quali avere 25 anni di età compiuti, assenza di precedenti penali. Un titolo preferenziale è avere svolto attività di volontariato o possedere competenze giuridiche per accompagnare il percorso del ragazzo. Anche un immigrato può chiedere di diventare tutore volontario», spiega Filomena Albano. La formazione prevede un corso in tre step, durata prevista dalle 24 alle 30 ore. Se si è promossi e si riconferma la scelta, si parte: il giudice assegna un minore.
    «Non so cosa aspettarmi. Tutto quello che so è che non vedo l' ora di cominciare», dice Giorgio Moretti, quarantenne fiorentino laureato in giurisprudenza, in attesa di nomina. Lui come Elena Ceretto, volontaria di Torino, ha l' ambizione di assicurare a qualcuno di questi giovani profughi «un minimo di diritti costituzionali». In questi primi sei mesi le richieste per diventare tutore volontario sono arrivate soprattutto da donne con istruzione medio-alta. Il maggior numero di richieste dal Piemonte.

     

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